Install this theme
Ti smonto le auto… con Top Gear

 

Non mi era mai successo di seguire un programma “factual” come se fosse una serie di fiction … perchè non avevo visto Top Gear !

Beccatevi qui la SIGLA

Innanzitutto una premessa per quelli e quelle che hanno già storto il naso vedendo delle auto nella sigla.

Personalmente, si vede che di macchine non me ne frega niente.
Questa è la Fiesta di casa, qui ritratta sepolta dalla neve di Roma. 

Dotata di un ruotino diverso dagli altri, uno specchietto retrovisore attaccato con lo scotch e uno specchietto laterale destro tenuto su da uno spuntone, giusto per passare la revisione. Praticamente una carcassa ambulante.

Ma questo non è un programma di macchine: sì, le macchine sono l’oggetto del contendere ma sarebbe come dire che MadMen è una serie sulla pubblicità

Non è un talk show : sì, c’è una parte del programma dove vengono invitati degli ospitit e si chiacchiera un po’, tra un giro sulla “Reasonably Priced Car” e l’altro, ma le chiacchiere stanno a zero, come si dice a Roma.

Non è un documentario:  sì, i tre protagonisti vanno in giro per il mondo visitando e mostrando Paesi lontani e vicini ma quello che dicono dei Paesi dove vanno a volte ha causato problemi diplomatici (vedi il Messico e poi vedi lo speciale in India con l’intro con David Cameron)

TopGear è semplicemente Top Gear.
Unico nel suo genere. Anzi: unico e basta. 
Perchè se ancora può avere un senso parlare di “generi” (in tv come al cinema), darei a Top Gear lo statuto di genere.
"Che programma è ? Un drama, una soap, un talk show, un top gear?"

Allora cos’è Top Gear?

Un programma nato 18 stagioni fa che parte dal pretesto delle auto per creare uno show in perfetto stile inglese.

E’ una commistione di factual (Factual su Wikipedia) ed entertainment come solo nel Regno della BBC si può fare. Tanto perfetta da confondere gli Americani nel famoso “secondo viaggio in US” quando i tre presentatori raggiungono il Paese armati di un permesso per girare un programma “factual” ma vengono fermati perchè le autorità a stelle e strisce si sono rese conto che il loro è intrattenimento e serve un altro permesso. 

Dando ovviamente il là per una serie infinita di sfottò.   

(QUI il link alla puntata : http://www.topgear.com/uk/tv-show/series-12/episode-2 )

Ed è perfettamente inglese lo humor di cui è impregnato tutto questo, grazie ai protagonisti dello show che mi piace pensare come i Monty Python delle quattro ruote.

Jeremy Clarkson è, a cominciare dalle dimensioni fisiche, il John Cleese della situazione. Arrogante, impertinente, egocentrico. Ruba spesso la scena agli altri due per fare cose totalmente senza senso.
E’ come se i test drive che si sono succeduti in queste 18 stagioni siano tutti generati dalla famosa “cycling race” dei pittori nel Flying Circus. 

http://www.youtube.com/watch?v=DSl5LHTn1rE

Prendi la cycling race e falla diventare a quattro ruote.
Stesse sensazioni, stessa ironia, stesse facce, stessa serietà nell’assurdo, persino commenti sul retro del blu ray in perfetto stile pythonesque.

Poi ci sono James May, che ha la calma di Palin nell’accettare le esagerazioni degli altri mista alla follia e all’imprevedibilità ben celata di Chapman e Idle con un pizzico della serietà di Terry Jones, e Richard Hammond, che rappresenta il lato più “cool” (essendo l’unico lontanamente figo del gruppo), un po’ Terry Gilliam per le facce e la propensione alla comicità.

E poi c’è lo Stig, che mi ricorda, per l’assurdità e la genialità del personaggio, il cavaliere che dice Nì e che non mi meraviglierebbe se un giorno, pronunciando le sue prime parole dicesse, levandosi il casco tutto trafelato, “It’sssss….” e poi partisse la sigla del programma.
http://www.youtube.com/watch?v=pq1SZrZbRMA 

Detto questo, guardatevi Top Gear. Dimenticate le macchine, quelle c’entrano ben poco.La prima puntata dell’ultima stagione è uscita qualche giorno fa in Inghilterra.Ed è tutta girata in Italia.

Il cugino italiano di Stig … SPOILER ALERT, lo allego qui sotto. 
http://www.youtube.com/watch?v=JNsnlb0QFFE 

Non si può non ridere, a meno che non abbiate senso dell’umorismo.

In questo caso, state lontani da Top Gear!

PS una chicca direttamente dal TG1 che scambia Hammond (lo “stravagante signore inglese”) per un venditore di auto! Enjoy!!!

http://www.youtube.com/watch?v=iNzKPNXPTvQ 

A malincuore, caro diabolico Dexter, ti smonto. Anzi, ti faccio a pezzi.

                                          

Una premessa. Nel mondo delle serie tv ci sono due estremi: le serie plot driven e quelle character driven. Le prime sono portate avanti dalla trama, le altre dai personaggi. In mezzo si potrebbero classificare più o meno tutte, per chi ama le classificazioni.

Dexter, come dice il nome stesso della serie, era partito bene. Una serie con la giusta dose di plot e di character, con la propensione al character, che è la mia preferita. 

Il problema è che dopo sei stagioni è arrivata all’estrmità opposta: la sottomissione incondizionata alla trama.

E una serie così ridotta, non può che essere fatta a pezzi.

Nelle prime due stagioni avevo conosciuto un serial killer affascinante, per essere un americano. Il classico personaggio tipo gangster buono, non molto originale ma piacevole e ben raccontato. 

Voce off a commento di tante scene, ralenti, espressioni autentiche: sembrava, per una volta, di entrare davvero nella mente del serial killer. E di trovarci un umorismo nero degno della Signora Omicidi (quella inglese, non quella dei Coen). 

Ma dopo la seconda, l’ago della bilancia trama/personaggi si è drasticamente spostato. Personaggi tutti prevedibili, tutti usa e getta, tutti funzionali solo a raccontare la storia di un super eroe pro pena di morte e giustizia privata.

In un episodio della seconda stagione, un appassionato di fumetti disegna “il macellaio della baia di Miami”  trasformandolo nel Giustiziere Oscuro, vestito di cuoio. 

E Dexter (il suddetto macellaio) sorride dicendo “nooooo….a Miami fa troppo caldo per tutta quella pelle!”

Eppure poco dopo sarebbe diventato un fumetto. Quello che uccide i cattivi che se lo meritano e non ha quasi mai un attimo di esitazione.

(((—-SPOILER ALERT—— ))))

Nemmeno quando Trinity gli fa fuori la moglie. Dexter si dispiace, finisce la stagione e si riprende subito. Impacchettati e spediti i bambini dai nonni, Dexter agisce come se non ci fossero mai stati. Persino il piccolo Harrison nella quinta stagione è assente. A favore di Lumen, un personaggio inutile ed egoista dal quale Dexter non impara nulla.

All’inizio della sesta stagione, che non parte poi così malamente, la disposizione d’animo è questa: “se è bella, faccio finta che la quinta non sia mai stata girata”.

Ma poi iniziano le ovvietà, le banalità, le sottolineature inutili e la storia si popola di personaggi tagliati con l’accetta.

Lo stesso tema della stagione è chiaro e ripetuto fino alla nausea: la fede religiosa.

E’ chiaro già dallo spot che lancia la stagione

http://www.youtube.com/watch?v=ykXp1MhXVS8

Ma poi, a partire dall’inizio, tutto, dico TUTTO nella vita del caro serial killer diventa a sfondo religioso: la scuola di Harrison è una scuola di suore, il killer a cui dà la caccia ricrea situazioni bibliche, l’amico del momento è una sorta di pastore e a un certo punto c’è pure una bagnarola di esuli cubani chiamata “milagro”.

Monotematico e monodirezionale. Capisco che probabilmente chi l’ha scritto si rivolge a un pubblico mediamente basso ma per favore, non così basso.

Niente più ironia, niente commenti sarcastici, niente spazio per gli altri personaggi se non per la solita sorella problematica, superficiale, egomaniaca e in cerca di approvazione. 

Non ci sono più le mezze stagioni, è il caso di dirlo!

Non ci sono più le sfumature. 

E niente smuove l’animo di questo serial killer che non ha più un’evoluzione ma si limita ad inseguire la sua vittima in una corsa piena di ostacoli ma fondamentalmente su un rettilineo.

Senza tensione e con qualche colpo di scena che risulta essere prevedibile oppure totalmente inaspettato.

Ma a creare la tensione, si sa, bisogna essere bravi. Mentre i colpi di scena difficilmente funzionano: se li prevedi, la scrittura ha fallito, se non li sospetti minimamente, la scrittura ha fallito ancora. Vuol dire che non si sa come uscire da una situazione e si butta là qualcosa di totalmente estraneo alla storia.

E detto francamente e senza rovinare  niente a nessuno, il finale di stagione mi sembra una trovata alla Lost, quello  dell’ultimo periodo, quello senza senso dove si butta là qualcosa pur di tirare avanti.

Dexter, io ti smonto. E andando avanti per altre due stagioni, come promesso dal network, non farai altro che rinforzare le fila degli episodi da cestinare, affievolendo il ricordo di quando eri un peronaggio di tutto rispetto, omicidi permettendo.

Mi piacciono i commenti caustici e mi piacciono le serie. E siccome di professione sono montatrice, perché non smontarle tutte ? Anzi no, solo quelle che se lo meritano!
mr
SHERLOCK HOLMES (quello bello)

Per fortuna è arrivato il 2012! 
E per fortuna c’è la BBC che pensa a come far risvegliare le menti ancora intorpidite dal solito primo gennaio post baldoria e post botti. 

Ma andiamo con ordine.

31 dicembre 2011: festa, amici, botti, casa, letto.

1 gennaio 2012: ripresa faticosa, amico che chiede “andiamo al cinema vedere Sherlock Holmes?”, macchina, poca nebbia, mega schermo dell’arcadia di melzo, tanta azione, casa, letto.

2 gennaio 2012: sveglia, internet, Sherlock serie 2.

Due giorni, due schermi, due racconti, un solo personaggio: Sherlock Holmes. 
Anzi no, due Sherlock Holmes. 
Il primo, quello di Guy Ritchie, si è evidentemente dimenticato di essere un detective, di essere britannico e di essere un uomo, seppur geniale ma pur sempre un uomo. Ormai è Super Sherlock!
Usa il suo noto acume solo per combattere i cattivi e non in senso metaforico.
Vede gli indizi della debolezza altrui e la sfrutta per battere l’avversario: ma per fare questo basta un corso di tai chi. 
E poi va veloce quando dovrebbe andare lento e vice versa. Corre da un posto all’altro dell’Europa incasinando la storia che in realtà è una linea retta da A a B senza intoppi perché tanto lui è Super Sherlock. Quando invece combatte va al ralenti. Sempre. Ma perché ? Forse anche Guy Ritchie si è dimenticato di essere inglese.

Il secondo Sherlock, quello della tv, è “quello bello”. Non sto a dire chi sono i creatori di questa serie che l’anno scorso ha lasciato tutti con il fiato sospeso ai bordi di una piscina, tanto c’è Wikipedia per chi fosse interessato.
L’esperimento è geniale tanto quanto il soggetto: ambientare Sherlock Holmes ai giorni nostri. Un investigatore con l’eleganza di un uomo d’altri tempi ma dotato di iphone e portatile.
Le puntate (film veri e propri di un’ora e mezza circa) sono mozzafiato. Il sapore è quello dei classici del crimine, con storie intrecciate, colpi di scena e qualche tocco registico un po’ da videoclip come forse piacerebbe proprio a Guy Ritchie (tipo la trascrizione degli SMS in grafica).
Uno Sherlock così non si può non amare. Perché nonostante sia ambientato nel 2010 o giù di lì, lui è il vero mr. Holmes, quello che pensa e parla invece di picchiare, quello che fa risuonare per le stanze la musica di violino e non riempie di pompose composizioni ogni scena d’azione.

In fondo, a furia di fare film con tanta musica e pochi dialoghi si finisce per fare Drive. Ma questa è un’altra storia. E un altro post.